More than I can bear

La tragedia degli “orsi della luna” nell’Asia

Antonello Palla*

 

Se ci fosse coscienza della nostra specie,
nel sicuro animale che pur per altra via
ci viene incontro-, lui ci rigirerebbe
 col suo andare. Ma per lui, l’essere suo
è infinito, è sciolto e senza sguardo
sul suo proprio stato, puro come il suo sguardo
sull’Aperto.
E dove noi vediam futuro lui invece vede il tutto,
e in quel tutto se stesso e salvo sempre.

Rainer Maria Rilke, Elegie Duinesi, Ottava Elegia

 

Ci sono luoghi dell’anima ai quali di necessità manca un tempo. Inesorabile ed immutabile nel suo incessante divenire, Kronos non può scandire il dolore e la malattia, il tormento e l’angoscia. La sofferenza abita i luoghi del Kairos, che immancabilmente presiede al rito dell’eternità che si fa istante ed eternamente si rinnova. Il dolore, in un istante, senza fine. La morte, cosa mai potrebbe essere senza tormento? Quale terrore è in grado di suscitare in una ragione che produce di essa mere immagini apofatiche?

Milioni sono invece i sensi in cui si predica la sofferenza e atroci i modi in cui si manifesta.

Nella sconfinata follia umana c’è spazio persino per le cosiddette metafisiche del dolore, che in epoche passate culminavano per il mistico in una vera e propria dissociazione estatica, durante la quale veniva evocata l’anima in modo che si aprisse all’ineffabile. Nella mortificazione del , gli uomini fanno esperienza del logos divino e la sofferenza dell’uomo per Dio opera una catarsi. La vita dei sensi, negando il senso della vita, annichilisce l’anima che prova ad emergere dalla materia per intuire l’Ab-solutum.

La sofferenza non può mai essere un valore. E nulla dovrebbe ripugnare maggiormente lo spirito umano del dolore inflitto ad un essere capace di averne consapevolezza.

Il punto di vista specista, sulla base di una presunta superiorità ontologica ed assiologica dell’uomo, giustifica l’uso e spesso l’abuso degli animali, con modalità di sfruttamento che comprendono persino la tortura. Ciò accade principalmente attraverso il concetto di persona, che viene definito da un insieme di proprietà o funzioni come la capacità di riflessione, autocoscienza, comunicazione intersoggettiva e rappresentazione simbolica.

 

Inutile sottolineare che l’embrione, che ha sentimenti quanti un’ameba, acquisisce in tal modo uno status ontologico e morale qualitativamente inferiore rispetto a quello che siamo soliti convenire agli animali. Questo basterebbe per mettere in discussione tutte quelle posizioni che considerano meritevoli di tutela e rispetto esclusivamente gli individui che partecipano dell’idea di persona.

 

L’uso metaetico dei principali termini coinvolti nel dibattito bioetico contemporaneo, condiziona e spesso decreta le singole posizioni in campo, determinando una considerazione degli animali meramente strumentale.

 

La verità è che i termini etici di cui ci serviamo nelle nostre dispute sono vecchi, inadeguati e persino pericolosi. La persecuzione, la tortura e la morte di animali che talvolta soddisfa esclusivamente becere idealità rituali che sopravvivono per il loro pseudo carattere sociale, ci induce a riflettere sul riconoscimento del diritto di autodeterminazione anche verso le altre specie viventi capaci di soffrire. Senza ricadere in forme estreme di riduzionismo sensista,
diventa necessario ripensare il rapporto uomo-animale alla luce di una sostanziale alterità fra specie, senza operare reificazioni e rispettando i caratteri di soggettività, autonomia, peculiarità degli animali. Aspetto fondante nella costruzione dell’identità umana è proprio la relazione di dipendenza dialettica con le altre specie, dalla quale deriva un importante processo di ibridazione culturale.

Per mostrare la natura perversa di un approccio strumentale nei confronti degli animali, analizzeremo le conseguenze di una forma estrema di sfruttamento, suscettibile di rimettere in discussione l’ambito di applicazione delle nostre categorie etiche. Senza ombra di dubbio, una delle più atroci forme di tortura animale mai apparse sulla terra. Stiamo parlando degli Orsi della Luna e delle fattorie della bile in Cina, Vietnam e Corea.

 

Se questo è un animale

 

In tutta L’Asia più di 13.000 orsi vengono imprigionati in gabbie grandi quanto il loro corpo e qui vi resteranno per l’intero arco della propria miserabile esistenza. Il loro unico torto è quello di essere in natura la specie animale che produce più bile, la quale viene utilizzata come rimedio amaro-rinfrescante in diverse preparazioni della Medicina Tradizionale Cinese.

Sbarre arrugginite contengono gli stretti corpi di orsi ai quali viene impedito di respirare in profondità. Una normale respirazione, infatti, interferirebbe con il pompaggio della bile dalla cistifellea.

Il metodo di estrazione della bile può variare, ma in tutti i casi una fistola viene aperta chirurgicamente attraverso la zona addominale. L’operazione viene fatta dagli stessi proprietari dell’allevamento, senza alcun supporto veterinario. Un bastone d'acciaio è forzato attraverso la cistifellea in modo che la bile possa scorrere giù in un secchio. Due volte al giorno, da ogni orso, vengono prelevati tra i 100 e i 150 ml di bile, compromettendo la capacità dell'animale di digerire adeguatamente. Questo metodo, noto come free- dripping (gocciolamento libero) e giudicato dalle autorità cinesi umano, dovrebbe legalmente sostituire altre pratiche che prevedevano un impianto permanente del catetere o addirittura dei corsetti metallici conficcati nelle carni dell’orso. Con questo nuovo metodo, una volta creato il passaggio verso la cistifellea, viene perforata la membrana che si ricrea nella ferita dopo ogni estrazione, provocando inenarrabili sofferenze.

L'immobilità e la compressione perenni causano agli orsi delle gravi deformazioni delle ossa, piaghe da decubito e svariate infezioni. Normalmente, per ogni due impianti della fistola riusciti, ci sono altri due o tre orsi che muoiono a causa delle complicazioni. Si comprende facilmente come la disperazione di questi animali possa condurre, in molti casi, ad episodi davvero agghiaccianti. Talvolta gli orsi tentano di strapparsi le interiora tra ruggiti e urla di dolore; il loro volto è segnato da interminabili e costanti sfregamenti contro le sbarre; molti sviluppano deficienze cognitive e mentali o sono affetti da cecità permanente come riflesso delle torture subite e delle percosse ricevute. Diversi orsi sono privi di uno o più arti perché catturati in natura con trappole infernali e poi rinchiusi nelle fattorie; o addirittura perché gli artigli di un orso rappresentano uno strumento di offesa che turba il processo di estrazione della bile. La quasi totalità degli orsi detenuti negli allevamenti, quando la morte non sopraggiunga prematuramente a portare finalmente sollievo, sviluppa il cancro al fegato.

Tutti gli allevamenti hanno bisogno che gli animali si riproducano periodicamente, in modo tale da garantire l'esistenza dell'attività stessa con una produttività costante. A questo scopo gli orsi vengono trasferiti in gabbie più larghe giusto per il tempo dell'accoppiamento. Un orso nato in una fattoria della bile viene sottratto alla madre più o meno all'età di tre mesi. È molto frequente che negli allevamenti le madri divorino i propri cuccioli. Questo comportamento, rarissimo in natura, è piuttosto comune invece in contesti caratterizzati da condizioni di prigionia e sofferenza, che provocano una sorta di sospensione delle necessità etologiche proprie di una specie.

In molte fattorie, i cuccioli vengono iniziati ad un programma di addestramento per prestazioni nei circhi. Un orso addestrato deve essere in grado di boxare con altri orsi, camminare sulla corda, montare in bicicletta. Dopo circa un anno e mezzo, finiscono i giorni delle esibizioni del cucciolo e fino a tre anni la crescita viene incoraggiata in una gabbia di un metro e mezzo per due.

Quando l'orso ha terminato il suo sviluppo, l'estrazione della bile può cominciare.

In Cina comunemente si ritiene che la bile di un orso selvatico sia più potente di quella di un orso allevato, così gli allevamenti non possono sostituire e soddisfare la richiesta di prodotto estratto dagli animali selvatici, che vengono quindi catturati anche per integrare lo stock di animali allevati. È molto frequente che gli allevatori acquistino cuccioli selvatici per rimpinguare gli allevamenti.

Intorno ai 10 anni gli orsi possono smettere di produrre la bile. Allora sono messi in un altra gabbia fino a che l’inedia o la malattia non li consumi; oppure vengono uccisi per ricavarne zampe e cistifellee. Le zampe dell'orso vengono mangiate come squisitezza in tutta l’Asia Sud-Orientale. Un piatto di zampa d’orso può costare dai 250 ai 400 dollari e la loro vendita fornisce un reddito supplementare per le fattorie.

Ci sono riscontri dell'uccisione di orsi allo scopo di utilizzarne la cistifellea anche in Nord America e in Sud America. In Ecuador, per esempio, vengono cacciati gli orsi maculati allo scopo di rivenderne la cistifellea a uomini d'affari coreani. Il governo cinese assicura che né parti di orso né prodotti contenenti bile d'orso vengono esportati al di fuori dei confini cinesi.

Gli Orsi della Luna sono inclusi nell'Appendice I della CITES (Convenzione internazionale sul commercio delle specie protette), di conseguenza l'eventuale esportazione al di fuori dei confini della Cina di parti di questi animali e della loro bile costituirebbe una grave violazione. Tuttavia, prodotti a base di questa sostanza sono stati trovati in vendita anche in Giappone, Filippine, Corea, Hong Kong, Taiwan e Singapore, a testimonianza dell'esistenza di un mercato tutt'altro che limitato.

Il Governo cinese e i proprietari degli allevamenti di orsi proclamano ripetutamente che l'uso della cistifellea e dei prodotti derivati dalla bile d'orso appartiene alla cultura e alla Medicina Tradizionale Cinese.

Secondo il Ministero per le Finanze cinese, prima del 1980, quando cioè vennero introdotti gli allevamenti come conseguenza del divieto di caccia nei confronti di una specie protetta, la richiesta di cistifellea d'orso in Cina era di soli 500 Kg all'anno. Attualmente la produzione di bile essiccata proveniente dagli allevamenti supera le 7 tonnellate, di cui solo 4 effettivamente consumate.

In Vietnam l’allevamento degli orsi è illegale dal 1992, ma si calcola che circa 4.000 esemplari siano illegalmente detenuti e sfruttati. Sull’onda dello sdegno dell’opinione pubblica per l’evidente crudeltà, le fattorie della bile sono state proibite anche dal Governo coreano che ha dichiarato illegale il sistema di estrazione della bile da orsi in vita. Le norme prevedono che tutti i cateteri di acciaio inossidabile siano rimossi. Tuttavia, la riproduzione degli orsi in cattività continua nelle fattorie della bile e gli orsi di età superiore ai 10 anni possono essere legalmente macellati e la loro cistifellea venduta. Il Traffic East Asia (l’organo che presiede al monitoraggio della fauna selvatica) ha reso noto che più di 1.300 orsi, prevalentemente orsi neri del Nord America, rimangono sospesi nelle 108 fattorie della bile nella Corea del Sud. Gli orsi neri asiatici una volta erano molto diffusi in Corea, ma per effetto dell’elevata domanda di cistifellee sono stati cacciati quasi fino all’estinzione. Fa riflettere che siano rimasti meno di 30 esemplari allo stato brado.

Oggi la bile viene impiegata anche come ingrediente in shampoo, vino, collirio e nella realizzazione di unguenti.

La domanda interna di prodotti derivanti dallo sfruttamento di specie in via d’estinzione, ha indotto il governo cinese ad introdurre l’allevamento di svariati animali selvatici, con il doppio scopo di tamponare il bracconaggio e sottrarre lucro al commercio illegale a proprio vantaggio.

Quella che in principio sembrava una buona tattica, si rivelò ben presto una pessima strategia.

La bile d'orso, lungi dall’essere una panacea unica nel suo genere, può venire perfettamente sostituita da ben 54 preparati erboristici e diversi altri prodotti di sintesi, come assicurano vari esponenti della Medicina Tradizionale Cinese. Le alternative, inoltre, risultano più economiche e facilmente reperibili. In Asia è consumata più bile sintetica che bile d’orso; Giappone, Corea e Cina messi insieme consumano 100 tonnellate di bile sintetica all’anno, più o meno la metà di quella consumata nell’intero mondo. A questo proposito è utile considerare che la maggior parte dei cinesi non ha mai utilizzato la bile d’orso e che l’85% della popolazione è favorevole alla sua sostituzione con sostanze sintetiche o vegetali.

Animali e medicina

L’uso degli animali per il loro supposto carattere taumaturgico non è certo raro nella storia della cultura umana. Attualmente la Medicina Tradizionale Cinese si serve di ossa tritate di tigre o di leopardo delle nevi, del cavalluccio marino essiccato, delle corna tritate di antilope saiga (si calcola che per ogni maschio vi siano disponibili un centinaio di femmine, per un numero totale di 50.000 esemplari restanti), per non parlare del corno di rinoceronte di Sumatra, delle secrezioni ghiandolari del muschio del cervo mosco (utilizzato come afrodisiaco e fissante nei profumi). Né ci sarebbe da dire che l’evoluzione della medicina occidentale sfugga a questi usi sperimentali. Basti pensare al grasso di castoro o di marmotta, non molto tempo fa impiegato nella cura dei reumatismi. Questi roditori, infatti, nutrendosi abbondantemente di salici e pioppi, accumulano nel loro grasso quell’acido acetilsalicilico che altro non è se non l’aspirina.

 

La medicina cosiddetta popolare o tradizionale, da sempre conosce le azioni terapeutiche dei veleni di serpenti, scorpioni, anfibi e ragni, impiegati nella cura di svariate patologie che vanno dall’asma alle allergie e perfino ad alcuni disturbi psicologici.

 

Per evitare i soliti richiami alla presunta superiorità della civiltà occidentale, ricordiamo che anche la nostra tecnologica industria farmaceutica utilizza diversi componenti di origine animale, molto

spesso provenienti dagli allevamenti intensivi per l’alimentazione umana, da animali sottratti al loro habitat naturale, addirittura creati o “migliorati” attraverso la manipolazione genetica in laboratorio.


“Oltre all'eparina, dai bovini e dai maiali vengono estratti i surfactanti, che sono alla base di farmaci per diversi tipi di sindromi respiratorie. Dal pancreas dei maiali, oltre all'insulina usata per i diabetici, si estraggono anche degli enzimi applicati per la cura dei pazienti con fibrosi cistica. Gli anticorpi monoclonali provengono in gran parte da ascite indotta in topi, conigli e altri animali”.[1]
In molti casi, anche quando esistono alternative di sintesi, si continua ad usare, seppure in misura ridotta, l'analoga sostanza di origine animale. Sono in corso, inoltre, ricerche su animali di ogni specie per individuare nuove sostanze farmacologiche.

 

L’uso di  sostanze di origine animale come base per farmaci destinati agli esseri umani, non crea solo problemi di ordine etico, ma induce anche alla considerazione delle conseguenze sulla salute umana. 

 

“Per il tipo di processo produttivo e per la variabilità della materia organica di base, questi farmaci possono presentare discrepanze in termini di efficacia e sicurezza. Le contaminazioni possono essere varie e non sempre riscontrabili in base ai protocolli vigenti. L'utilizzo di componenti animali  è comunque sempre foriero di incognite non prevedibili”.[2]

 

Nel caso degli Orsi della Luna, il fegato e la cistifellea sono spesso gravemente compromessi, la bile contaminata con pus, sangue e feci. La bile di un orso sano è fluida come l’acqua e ha un colore che varia dal giallo-arancione brillante al verde. La bile degli orsi detenuti nelle fattorie si presenta come poltiglia nera.

 

Medicina Tradizionale Cinese e sfruttamento animale

 

Dall’analisi del rapporto fra animali in via d’estinzione e Medicina Tradizionale Cinese, sembra esserci una relazione che solletica un certo spirito denigratorio nei confronti di questa pratica. Tigri, orsi, rinoceronti, leopardi compaiono in molti preparati di questa medicina olistica.

 

In realtà, lo sfruttamento intensivo degli animali non discende dai principi della Medicina Tradizionale Cinese, ma sembra risiedere per lo più nell’intenzionalità delle credenze ad essa sottese. L’intenzionalità indica quel complesso di eventi psichici che dirigono la mente nell’atto di pensare a un determinato oggetto. Una credenza, ossia un atteggiamento proposizionale, implica necessariamente il riferimento ad un oggetto quale suo contenuto, indipendentemente dall’esistenza dell’oggetto stesso.

Quando ho mal di testa, sono convinto che assumendo una bustina di Aulin mi passerà. Le credenze sono tali per cui potete continuare ad averle anche quando sono palesemente false. Questo accade perché spesso le credenze, come i desideri e le speranze, sono intensionali, ossia hanno la capacità di evocare concetti in chi ci ascolta (quando dico “uomo”, mi viene in mente “razionale”, “bipede”, “mammifero”, “maschio” etc.). Posso ancora dire che qualcosa è vero e nonostante tutto non crederlo. Nel caso del mio mal di testa, è vero che qualsiasi altro farmaco che sfrutta lo stesso principio attivo dell’Aulin funzionerà altrettanto bene. Il problema è che non lo credo. Per il mio mal di testa, l’unica cosa che funziona è l’Aulin.

Questo fatto spiega in larga parte come mai le alternative sintetiche ed erboristiche alla bile d’orso, pur dimostrando la medesima efficacia, non vengano percepite nella stessa maniera. Qualcosa di sintetico o erboristico non sembra in grado di evocare quell’idea di vis di cui l’orso si fa  rappresentazione nella mente degli uomini.

È chiaro che la macchina delle credenze, una volta messa in moto, diventa impossibile da controllare. Dietro le fattorie della bile si nasconde un’industria economica di difficile riconversione, condizioni sociali e politiche che tendono a salvaguardare lo statu quo, priorità di crescita e sviluppo totalmente ignare degli aspetti critici e problematici  dello sfruttamento delle risorse disponibili. Una risorsa che non è sostenibile non è una risorsa. It is a stock of short supply with a shelf life of one generation maximum.Si tratta di uno stock di approvvigionamento con una durata massima di qualche generazione. Fra gli ostacoli che la Cina deve fronteggiare, ricordiamo la difficoltà di effettuare un controllo capillare del territorio; l’impossibilità di gestire le comunità cinesi presenti in altri paesi; il problema di un miliardo e trecento milioni di persone che assumono medicinali; il controllo sui farmaci assunti da 900 milioni di contadini.

And in this sense alone the profession needs to do the utmost within its capabilities to cease all use of endangered species and utilise alternative products, or farmed or cultivated species at least until such a time as the supply of the medicine is stable and occurs under humane conditions.

La bile d’orso contiene un principio attivo noto come acido ursodesossicolico (UDCA), utile nel trattamento di disturbi quali febbre, problemi di fegato e piaghe agli occhi. L’ultima ricerca effettuata in America nel 2002, ha mostrato che l’acido ursodesossicolico può essere persino d’aiuto nel trattamento dei morbi di Parkinson, Huntington e Alzheimer. Le alternative sintetiche ed erboristiche, come descritto, vengono utilizzate largamente ma non si sono ancora rivelate in grado di promuovere l’eliminazione delle fattorie della bile.

Esiste un’importante ricerca del professor Frank A. von Hippel, dell’Università di Anchorage in Alaska, che dimostra un deciso calo nel consumo di afrodisiaci ricavati da organi di animali in via di estinzione, come diretta conseguenza dell’affermazione del Viagra nella cura delle patologie legate alla disfunzione erettile.[3]

Lo sviluppo delle biotecnologie rappresenta un deciso salto qualitativo nelle applicazioni della scienza medica, per quanto sia attualmente impossibile determinare se l’ingegneria genetica e molecolare sia in grado di creare i presupposti per uno sfruttamento equo della diversità biologica.  In questo momento, per esempio, è possibile produrre su scala industriale insulina di eccellente qualità, invece che trarla dal pancreas degli animali. La produzione di insulina è ormai un caso storico: con la stessa tecnica vengono prodotti oggi decine di farmaci, antibiotici e vaccini.

Filosofie della Medicina Tradizionale Cinese

La Medicina Tradizionale Cinese comprende un sistema diagnostico e terapeutico proveniente da un'antichissima tradizione che si articola in molte discipline, differenti dalla medicina occidentale per il modo in cui l'universo fisico viene intimamente correlato alle energie che lo sottendono e ne rendono possibile la vita. Questa ricerca, portata avanti con l'osservazione attenta dell'ambiente circostante e delle influenze che esso esercita sullo stato di salute, ha portato alla scoperta di medicamenti, alimenti, erbe, rituali e tecniche mediche adatte al mantenimento degli equilibri energetici, siano essi fisici o psicofisici. Mentre la medicina convenzionale mira a individuare la malattia come entità distinta, per la Medicina Tradizionale Cinese è invece essenziale considerare l'uomo nell’intimo legame con l'ambiente che lo circonda, il quale si riflette nelle complesse relazioni tra corpo, mente ed emozioni.

Questa concezione, che oggi viene detta olistica, considera tutte le parti, anche quelle secondarie, come facenti parte e in stretta relazione col tutto. In questa visione, anche un problema limitato in una zona ben precisa del corpo va considerato come la manifestazione di qualcosa che turba l'uomo intero, ovvero le sue componenti psicofisiche e le sue relazioni con le persone, l'ambiente e il clima.

Mentre la medicina scolastica cerca di curare la malattia, la medicina complementare cerca di curare la persona malata. Per questo motivo, nella medicina complementare non esistono medici specializzati in determinati organi, come ad esempio gli oculisti, gli urologi o i cardiologi della medicina convenzionale. Nella diagnosi della Medicina Tradizionale Cinese ogni problema che ci affligge, sia esso di natura emotiva, fisica o mentale, viene considerato come una carenza o un eccesso di energia in qualche area del nostro organismo. In questo senso la Medicina Tradizionale Cinese è sacra.  La sua sacralità si esprime in una costante ricerca di armonia fra microcosmo e macrocosmo, interiorità ed esteriorità, individuale ed universale (sacer in latino indica il grado di equilibrio raggiunto fra gli opposti). Gli scopi della ricerca sacra o tradizionale sono quelli relativi alla comprensione dell’Uomo e dell’Universo, attraverso un’analisi millenaria degli elementi che condizionano il divenire umano e i fenomeni naturali, in base alla convinzione che l’uomo e il cielo obbediscano alle stesse leggi. “Prima ancora che olistiche queste medicine sono ecologiche e sviluppano un programma ben definito che porta l’uomo ad imparare a vivere nel proprio ambiente, nel proprio villaggio, nella propria città”.[4]

Gran parte dei fondamenti epistemologici della Medicina Tradizionale Cinese provengono dal Taoismo, il quale sembra avere molte affinità con l’idea di Physis sostenuta in Occidente principalmente da Eraclito di Efeso.[5]

È tuttavia piuttosto difficile cercare di stabilire marcate corrispondenze o significative correlazioni fra sistemi culturali che presuppongono giochi linguistici così radicalmente diversi. Per noi occidentali, l’idea di porsi in sintonia con l’immanenza si trasforma immediatamente in un non sense. Quasi tutta la filosofia occidentale può essere letta alla luce del principio di non contraddizione, per cui è impossibile che un medesimo attributo appartenga e non appartenga nello stesso tempo e sotto il medesimo riguardo ad una stessa cosa. Il principio di non contraddizione è insieme un principio logico, linguistico, conoscitivo ed ontologico. La deriva parmenidea della filosofia occidentale ha escluso ogni riferimento al Non Essere, pur nell’immane sforzo di salvaguardare il Divenire. Quei pochi che si sono opposti non sono stati compresi, oppure sono finiti nel dimenticatoio non appena morti. Eraclito venne soprannominato dai suoi contemporanei l’oscuro. Theodor Haering scriveva che “è un segreto di pulcinella che nessun interprete di Hegel sia in grado di spiegare, parola per parola, una sola pagina dei suoi scritti”. I sistemi di pensiero orientali, invece, non ipostatizzano la realtà e affermano l’identità nella differenza, ossia l’unità degli opposti che si relazionano in maniera dinamica. Nell’unità cosmica, Essere e Non Essere coesistono contemporaneamente. La logica bivalente stabilita dal principio di non contraddizione, la cui realtà prodotta è vera o è falsa (per il principio del terzo escluso, tertium non datur), risulta dunque inefficace per l’analisi e la comprensione profonda delle filosofie orientali.

 

Sofferenza animale e Medicina Tradizionale Cinese

 

Le colpe di un così selvaggio sfruttamento delle risorse animali, ormai prossime all’estinzione, sembra ricadano completamente sulla Medicina Tradizionale Cinese. Si dice sempre più frequentemente che gli animali sono al servizio della medicina orientale, la quale non si pone il problema della sofferenza delle altre specie viventi.

Tutto ciò è palesemente falso.

Da quanto precedentemente esposto dovrebbe risultare evidente che la Medicina Tradizionale Cinese si basa su principi, condivisi dalle tradizioni buddista e taoista, che sottolineano l'importanza di un equilibrio in natura. The argument is that use of these ingredients is so damaging to nature that they cannot actually work.La natura non deve essere alterata dall'azione umana e per questo il taoista pratica e predica il "non agire" (wu wei) in tutti i campi, non lasciandosi turbare né dai mutamenti, né dalla morte. La reale distinzione tra uomo e animale non è intesa in senso biologico e neppure cognitivo. Gli uomini condividono con gli animali la capacità di provare emozioni e desideri. È sul piano morale che gli uomini affermano sé stessi. Propri dell’uomo sono infatti  il senso di moralità e il patrimonio rituale. È un presupposto implicito nei principi stessi della Medicina Tradizionale Cinese che eventi o comportamenti nell’ambito del mondo umano possano mutare anche quello animale e viceversa. Questo concetto si riflette nella convinzione che l’uomo può influenzare positivamente il mondo naturale tramite la musica e la coltivazione della virtù. Essendo gli animali sensibili all’autorità morale del Saggio, la comprensione e il controllo del mondo naturale dipendono dalla sua capacità di trasformarlo moralmente. Nella tavola dei valori che discende dalla considerazione della filosofia taoista, sulla cui base poggia lo spirito stesso della Medicina Tradizionale Cinese, si ricordano cinque proibizioni e dieci consigli. Nello specifico è vietato  uccidere ogni forma di essere vivente, obbligatorio il rispetto per tutte le creature e consigliata la liberazione degli animali catturati.

 

Conclusioni

Non sembra per nulla incredibile che in questo secolo di successi scientifici, si senta la necessità di ripensare storicamente la visione generale del rapporto malattia-sofferenza per la specie umana e animale.
La giustificazione della sofferenza e del male nel mondo è sempre stato un tema caro alle metafisiche di ogni cultura. C’è un punto in cui tutti i nostri discorsi s’inceppano e le determinazioni di senso si arenano. Quanta sofferenza siamo in grado di accettare? Quanta ne presupponiamo nella ricerca dei nostri fini? Una volta appurato che gli animali condividono con noi la capacità di provare dolore, fin dove è lecito e moralmente giustificabile usarli, sfruttarli, torturarli?

Esiste in verità un famoso argomento, noto come paradosso del Sorite, che immancabilmente ricorre quando non siamo in grado di stabilire confini netti nell’attribuzione di senso a concetti contraddistinti  da opacità referenziale. Abbiamo esperienza del nostro dolore e di una vasta gamma di modi nei quali ci è dato averne coscienza. Non percepiamo mai la sofferenza nello stesso modo e si tende sovente a ricercare una scala d’intensità che possa rendere ragione di alcune sfumature. Posso togliere da un mucchio (sorite in greco) un granello, ed ancora avrei un mucchio. Posso toglierne due, ma la sostanza di nuovo non cambierebbe. Quanti granelli di sabbia dovrei togliere dal mucchio perché il mucchio non esista più?

Allo stesso modo, quante cellule sono necessarie perché si possa parlare di embrione? E quando l’embrione è persona e quindi meritevole di tutela etica e giuridica? Quando la sofferenza diventa incompatibile con la dignità della persona nella sua volontà di autodeterminazione?

Probabilmente, all’interno del principio di non contraddizione, non è possibile stabilire una linea di demarcazione che consenta di cogliere le diverse sfumature dei concetti morali coinvolti nei nostri giudizi su ciò che è giusto o sbagliato. In pratica, però, sappiamo bene che la tortura non è semplice sofferenza. C’è un punto in cui qualcosa che in principio avvertiamo come accettabile, diventa orribile e moralmente riprovevole.

Immaginate di essere degli orsi, per vent’anni in una gabbia che appena vi contiene, in uno spazio temporale lungo quanto la vostra stessa esistenza. Per tutta la vita seviziati e torturati. Torturati e seviziati. Per tutta la vita.

Il caso degli Orsi della Luna[6] pone in tutta la sua drammaticità il problema dell’uso spregiudicato degli animali, concepiti come oggetti senza alcuna intenzionalità.

Abbiamo abolito la tortura, l'abbiamo ripudiata in tutti i modi dai nostri Codici, anche da quello militare, ma l'accettiamo, se non nell'indifferenza, nella paura dei nostri sistemi di riferimento. Non curarsi della sofferenza in esseri capaci di averne percezione, significa implicitamente giustificare la tortura.

Per esistere, gli animali hanno bisogno di interagire a più livelli e secondo un orizzonte teleologico. Gli animali, come gli uomini, agiscono per fini. Interazione significa scambio, attraverso un sistema di categorie con cui l’animale sente l’ambiente circostante e in esso si realizza, sia a livello mentale che fisico. Creare le condizioni perché gli animali e non solo gli uomini possano realizzare pienamente se stessi, dovrebbe rappresentare il supremo compito dell’etica. Se non ci sono limiti alla nostra libertà, non c’è neppure reale autonomia.

La verità è che il punto di vista antropocentrico è piuttosto volgare.  Il valore che siamo in grado di attribuire alle cose dipende sempre dalla distanza da cui le osserviamo. Ogni animale vive nel centro del suo universo con le stesse paure, lo stesso attaccamento alla vita, lo stesso spirito di autodeterminazione proprio di ogni essere umano.

Gli animali sono portatori di prospettive sul mondo del tutto nuove per l’uomo e, proprio per questo, utili da acquisire per allargare lo spazio di realizzazione e sviluppo della condizione umana.



* Animals Asia Foundation, Tel. +39 010 2541998, Fax +39 010 2545137, P.za San Marcellino 6/5 16124 – Genova, email: apalla@animalsasia.it

[1] Gli ingredienti animali nei farmaci, Valter Fiore, 12 aprile 2008-  http://www.novivisezione.org/info/ingredienti_animali_farmaci.htm

[2] Gli ingredienti animali nei farmaci, Valter Fiore, 12 aprile 2008-  http://www.novivisezione.org/info/ingredienti_animali_farmaci.htm

[3] Cfr.  Il Viagra salva le specie a rischio, Fonte Ansa, 26 ottobre 2006

  http://www.minerva.unito.it/chimica&industria/Dizionario/Supplementi01/Viagra/Viagra13.htm

[4] Differenze in chiave storica in MTC, Stanislao Carlo, La Mandorla ,1997.

 

[5] Cfr.  Il Tao della filosofia. Corrispondenze tra pensieri d'oriente e d'occidente, Giangiorgio Pasqualotto, Parma, Nuova Pratiche Editrice, 1989, pp. 19-47.

 

[6]Da oltre 15 anni una eccezionale donna inglese di nome Jill Robinson, si occupa del salvataggio degli Orsi della Luna con incredibili risultati.            Con la sua Associazione, Animals Asia Foundation, è riuscita a strappare decisivi accordi con il Governo cinese, che prevedono la liberazione di 500 orsi e la progressiva chiusura delle fattorie della bile. Animals Asia ha costruito due grandi Santuari per il recupero e la cura degli Orsi in Cina e Vietnam e ha liberato finora oltre 280 orsi. Per maggiori informazioni e sostenere le sue battaglie concretamente, visita il sito  www.animalsasia.org