More than I can bear
La tragedia
degli “orsi della luna” nell’Asia
Antonello Palla*
Se
ci fosse coscienza della nostra specie,
nel sicuro animale che pur per altra via
ci viene incontro-, lui ci rigirerebbe
col suo andare. Ma per lui, l’essere suo
è infinito, è sciolto e senza sguardo
sul suo proprio stato, puro come il suo sguardo
sull’Aperto.
E dove noi vediam futuro lui invece vede il tutto,
e in quel tutto se stesso e salvo sempre.
Rainer Maria Rilke, Elegie Duinesi, Ottava Elegia
Ci sono luoghi dell’anima ai quali
di necessità manca un tempo. Inesorabile ed immutabile nel suo
incessante divenire, Kronos non può scandire il dolore e la malattia, il
tormento e l’angoscia. La sofferenza abita i luoghi del Kairos, che
immancabilmente presiede al rito dell’eternità che si fa istante ed eternamente
si rinnova. Il dolore, in un istante, senza fine. La morte, cosa mai potrebbe
essere senza tormento? Quale terrore è in grado di suscitare in una ragione che
produce di essa mere immagini apofatiche?
Milioni sono invece i sensi in
cui si predica la sofferenza e atroci i modi in cui si manifesta.
Nella
sconfinata follia umana c’è spazio persino per le cosiddette metafisiche del
dolore, che in epoche passate culminavano per il mistico in una vera e propria
dissociazione estatica, durante la quale veniva evocata l’anima in modo che si aprisse
all’ineffabile. Nella mortificazione del sé,
gli uomini fanno esperienza del logos
divino e la sofferenza dell’uomo per Dio opera
La sofferenza non può mai essere un valore. E nulla dovrebbe ripugnare maggiormente lo
spirito umano del dolore inflitto ad un essere capace di averne consapevolezza.
Il punto di vista specista, sulla base di una presunta
superiorità ontologica ed assiologica dell’uomo, giustifica l’uso e spesso
l’abuso degli animali, con modalità di sfruttamento che comprendono persino la
tortura. Ciò accade principalmente attraverso il concetto di persona, che viene definito da un insieme di proprietà o
funzioni come la capacità di riflessione, autocoscienza, comunicazione
intersoggettiva e rappresentazione simbolica.
Inutile sottolineare che
l’embrione, che ha sentimenti quanti un’ameba, acquisisce in tal modo uno
status ontologico e morale qualitativamente inferiore rispetto a quello che
siamo soliti convenire agli animali. Questo basterebbe per mettere in
discussione tutte quelle posizioni che considerano meritevoli di tutela e
rispetto esclusivamente gli individui che partecipano
dell’idea di persona.
L’uso metaetico dei
principali termini coinvolti nel dibattito bioetico contemporaneo, condiziona e
spesso decreta le singole posizioni in campo, determinando una considerazione
degli animali meramente strumentale.
La verità è che i termini
etici di cui ci serviamo nelle nostre dispute sono vecchi, inadeguati e persino
pericolosi. La persecuzione, la tortura e la morte di animali che talvolta
soddisfa esclusivamente becere idealità rituali che sopravvivono per il loro pseudo
carattere sociale, ci induce a riflettere sul riconoscimento del diritto di
autodeterminazione anche verso le altre specie viventi capaci di soffrire.
Senza ricadere in forme estreme di riduzionismo
sensista,
diventa necessario ripensare il rapporto uomo-animale alla luce di una
sostanziale alterità fra specie, senza operare reificazioni e rispettando i
caratteri di soggettività, autonomia, peculiarità degli animali. Aspetto
fondante nella costruzione dell’identità umana è proprio la relazione di
dipendenza dialettica con le altre specie, dalla quale deriva un importante processo
di ibridazione culturale.
Per mostrare la natura
perversa di un approccio strumentale nei confronti degli animali, analizzeremo le
conseguenze di una forma estrema di sfruttamento, suscettibile di rimettere in
discussione l’ambito di applicazione delle nostre categorie etiche. Senza ombra
di dubbio, una delle più atroci forme di tortura animale mai apparse sulla
terra. Stiamo parlando degli Orsi della Luna e delle fattorie della bile in
Cina, Vietnam e Corea.
Se
questo è un animale
In tutta L’Asia più di
13.000 orsi vengono imprigionati in gabbie grandi quanto il loro corpo e qui vi
resteranno per l’intero arco della propria miserabile esistenza. Il loro unico
torto è quello di essere in natura la specie animale che produce più bile, la
quale viene utilizzata come rimedio amaro-rinfrescante in diverse preparazioni della
Medicina Tradizionale Cinese.
Sbarre
arrugginite contengono gli stretti corpi di orsi ai quali viene impedito di respirare
in profondità. Una normale respirazione, infatti, interferirebbe con il
pompaggio della bile dalla cistifellea.
Il metodo
di estrazione della bile può variare, ma in tutti i casi una fistola viene
aperta chirurgicamente attraverso la zona addominale. L’operazione viene fatta
dagli stessi proprietari dell’allevamento, senza alcun supporto veterinario. Un
bastone d'acciaio è forzato attraverso la cistifellea in modo che la bile possa
scorrere giù in un secchio. Due volte al giorno, da ogni orso, vengono
prelevati tra i 100 e i 150 ml di bile, compromettendo la capacità dell'animale
di digerire adeguatamente. Questo metodo, noto come free- dripping (gocciolamento libero) e giudicato dalle autorità
cinesi umano, dovrebbe legalmente
sostituire altre pratiche che prevedevano un impianto permanente del catetere o
addirittura dei corsetti metallici conficcati nelle carni dell’orso. Con questo
nuovo metodo, una volta creato il passaggio verso la cistifellea, viene perforata
la membrana che si ricrea nella ferita dopo ogni estrazione, provocando
inenarrabili sofferenze.
L'immobilità
e la compressione perenni causano agli orsi delle gravi deformazioni delle ossa,
piaghe da decubito e svariate infezioni. Normalmente, per ogni due impianti
della fistola riusciti, ci sono altri due o tre orsi che muoiono a causa delle
complicazioni. Si comprende facilmente come la disperazione di questi animali
possa condurre, in molti casi, ad episodi davvero agghiaccianti. Talvolta gli
orsi tentano di strapparsi le interiora tra ruggiti e urla di dolore; il loro
volto è segnato da interminabili e costanti sfregamenti contro le sbarre; molti
sviluppano deficienze cognitive e mentali o sono affetti da cecità permanente come
riflesso delle torture subite e delle percosse ricevute. Diversi orsi sono
privi di uno o più arti perché catturati in natura con trappole infernali e poi
rinchiusi nelle fattorie; o addirittura perché gli artigli di un orso
rappresentano uno strumento di offesa che turba il processo di estrazione della
bile. La quasi totalità degli orsi detenuti negli allevamenti, quando la morte
non sopraggiunga prematuramente a portare finalmente sollievo, sviluppa il
cancro al fegato.
Tutti gli allevamenti hanno bisogno
che gli animali si riproducano periodicamente, in modo tale da garantire
l'esistenza dell'attività stessa con una produttività costante. A questo scopo
gli orsi vengono trasferiti in gabbie più larghe giusto per il tempo
dell'accoppiamento. Un orso nato in una fattoria della bile viene sottratto alla madre più o
meno all'età di tre mesi. È molto frequente che negli
allevamenti le madri divorino i propri cuccioli. Questo comportamento,
rarissimo in natura, è piuttosto comune invece in contesti caratterizzati da
condizioni di prigionia e sofferenza, che provocano una sorta di sospensione
delle necessità etologiche proprie di una specie.
In molte
fattorie, i cuccioli vengono iniziati ad un programma di addestramento per
prestazioni nei circhi. Un orso addestrato deve essere in grado di boxare con altri orsi, camminare sulla
corda, montare in bicicletta. Dopo circa un anno e mezzo, finiscono i giorni
delle esibizioni del cucciolo e fino a tre anni la crescita viene incoraggiata
in una gabbia di un metro e mezzo per due.
Quando
l'orso ha terminato il suo sviluppo, l'estrazione della bile può cominciare.
In Cina
comunemente si ritiene che la bile di un orso selvatico sia più potente di
quella di un orso allevato, così gli allevamenti non possono sostituire e
soddisfare la richiesta di prodotto estratto dagli animali selvatici, che
vengono quindi catturati anche per integrare lo stock di animali allevati. È molto
frequente che gli allevatori acquistino cuccioli selvatici per rimpinguare gli
allevamenti.
Intorno
ai 10 anni gli orsi possono smettere di produrre la bile. Allora sono messi in
un altra gabbia fino a che l’inedia o la malattia non li consumi; oppure
vengono uccisi per ricavarne zampe e cistifellee. Le zampe dell'orso vengono
mangiate come squisitezza in tutta l’Asia Sud-Orientale. Un piatto di zampa
d’orso può costare dai 250 ai 400 dollari e la loro vendita fornisce un reddito
supplementare per le fattorie.
Ci sono
riscontri dell'uccisione di orsi allo scopo di utilizzarne la cistifellea anche
in Nord America e in Sud America. In Ecuador, per esempio, vengono cacciati gli
orsi maculati allo scopo di rivenderne la cistifellea a uomini d'affari
coreani. Il governo cinese assicura che né parti di orso né prodotti contenenti
bile d'orso vengono esportati al di fuori dei confini cinesi.
Gli Orsi della Luna sono inclusi
nell'Appendice I della CITES (Convenzione internazionale sul commercio delle
specie protette), di conseguenza l'eventuale esportazione al di fuori dei
confini della Cina di parti di questi animali e della loro bile costituirebbe
una grave violazione. Tuttavia, prodotti a base di questa sostanza sono stati
trovati in vendita anche in Giappone, Filippine, Corea, Hong Kong, Taiwan e
Singapore, a testimonianza dell'esistenza di un mercato tutt'altro che
limitato.
Il Governo
cinese e i proprietari degli allevamenti di orsi proclamano ripetutamente che
l'uso della cistifellea e dei prodotti derivati dalla bile d'orso appartiene
alla cultura e alla Medicina Tradizionale Cinese.
Secondo
il Ministero per le Finanze cinese, prima del 1980, quando cioè vennero introdotti
gli allevamenti come conseguenza del divieto di caccia nei confronti di una
specie protetta, la richiesta di cistifellea d'orso in Cina era di soli
In Vietnam
l’allevamento degli orsi è illegale dal 1992, ma si calcola che circa 4.000
esemplari siano illegalmente detenuti e sfruttati. Sull’onda dello sdegno dell’opinione
pubblica per l’evidente crudeltà, le fattorie della bile sono state proibite
anche dal Governo coreano che ha dichiarato illegale il sistema di estrazione
della bile da orsi in vita. Le norme prevedono che tutti i cateteri di acciaio
inossidabile siano rimossi. Tuttavia, la riproduzione degli orsi in cattività
continua nelle fattorie della bile e gli orsi di età superiore ai 10 anni
possono essere legalmente macellati e la loro cistifellea venduta. Il Traffic East Asia (l’organo che presiede
al monitoraggio della fauna selvatica) ha reso noto che più di 1.300 orsi,
prevalentemente orsi neri del Nord America, rimangono sospesi nelle 108
fattorie della bile nella Corea del Sud. Gli orsi
neri asiatici una volta erano molto diffusi in Corea, ma per effetto dell’elevata
domanda di cistifellee sono stati cacciati quasi fino all’estinzione. Fa
riflettere che siano rimasti meno di 30 esemplari allo stato brado.
Oggi la
bile viene impiegata anche come ingrediente in shampoo, vino, collirio e nella realizzazione di unguenti.
La
domanda interna di prodotti derivanti dallo sfruttamento di specie in via
d’estinzione, ha indotto il governo cinese ad introdurre l’allevamento di
svariati animali selvatici, con il doppio scopo di tamponare il bracconaggio e sottrarre
lucro al commercio illegale a proprio vantaggio.
Quella
che in principio sembrava una buona tattica, si rivelò ben presto una pessima
strategia.
La bile
d'orso, lungi dall’essere una panacea unica nel suo genere, può venire
perfettamente sostituita da ben 54 preparati erboristici e diversi altri
prodotti di sintesi, come assicurano vari esponenti della Medicina Tradizionale
Cinese. Le alternative, inoltre, risultano più economiche e facilmente
reperibili. In Asia è consumata più bile sintetica che bile d’orso; Giappone,
Corea e Cina messi insieme consumano 100 tonnellate di bile sintetica all’anno,
più o meno la metà di quella consumata nell’intero mondo. A questo
proposito è utile considerare che la maggior parte dei cinesi non ha mai
utilizzato la bile d’orso e che l’85% della popolazione è favorevole alla sua
sostituzione con sostanze sintetiche o vegetali.
Animali e medicina
L’uso degli animali per il
loro supposto carattere taumaturgico non è certo raro nella storia della
cultura umana. Attualmente
Per evitare i soliti richiami alla presunta
superiorità della civiltà occidentale, ricordiamo che anche la nostra tecnologica
industria farmaceutica utilizza diversi componenti di origine animale, molto
spesso
provenienti dagli allevamenti intensivi per l’alimentazione umana, da animali
sottratti al loro habitat naturale, addirittura creati o “migliorati”
attraverso la manipolazione genetica in laboratorio.
“Oltre all'eparina, dai bovini e dai maiali vengono estratti i surfactanti, che sono alla base di
farmaci per diversi tipi di sindromi respiratorie. Dal pancreas dei maiali,
oltre all'insulina usata per i diabetici, si estraggono anche degli enzimi applicati
per la cura dei pazienti con fibrosi cistica. Gli anticorpi monoclonali
provengono in gran parte da ascite indotta in topi, conigli e altri animali”.[1]
In molti casi, anche quando esistono alternative di sintesi, si continua ad
usare, seppure in misura ridotta, l'analoga sostanza di origine animale. Sono
in corso, inoltre, ricerche su animali di ogni specie per individuare nuove
sostanze farmacologiche.
L’uso di sostanze di origine
animale come base per farmaci destinati agli esseri umani, non crea solo
problemi di ordine etico, ma induce anche alla considerazione delle conseguenze
sulla salute umana.
“Per il tipo di processo produttivo e per la variabilità della materia
organica di base, questi farmaci possono presentare discrepanze in termini di
efficacia e sicurezza. Le contaminazioni possono essere varie e non sempre
riscontrabili in base ai protocolli vigenti. L'utilizzo di componenti animali è comunque sempre foriero di incognite non
prevedibili”.[2]
Nel caso degli Orsi della Luna, il fegato e la cistifellea sono spesso gravemente
compromessi, la bile contaminata con pus, sangue e feci. La bile di un orso sano
è fluida come l’acqua e ha un colore che varia dal giallo-arancione brillante
al verde. La bile degli orsi detenuti nelle fattorie si presenta come poltiglia
nera.
Medicina Tradizionale Cinese e sfruttamento animale
Dall’analisi
del rapporto fra animali in via d’estinzione e Medicina Tradizionale Cinese,
sembra esserci una relazione che solletica un certo spirito denigratorio nei
confronti di questa pratica. Tigri, orsi, rinoceronti, leopardi compaiono in
molti preparati di questa medicina olistica.
In
realtà, lo sfruttamento intensivo degli animali non discende dai principi della
Medicina Tradizionale Cinese, ma sembra risiedere per lo più nell’intenzionalità
delle credenze ad essa sottese. L’intenzionalità
indica quel complesso di eventi psichici che dirigono la mente nell’atto di
pensare a un determinato oggetto. Una credenza, ossia un atteggiamento proposizionale, implica necessariamente il
riferimento ad un oggetto quale suo contenuto, indipendentemente dall’esistenza
dell’oggetto stesso.
Quando ho mal di testa, sono
convinto che assumendo una bustina di Aulin
mi passerà. Le credenze sono tali per cui potete continuare ad averle anche
quando sono palesemente false. Questo accade perché spesso le credenze, come i
desideri e le speranze, sono intensionali,
ossia hanno la capacità di evocare concetti in chi ci ascolta (quando dico
“uomo”, mi viene in mente “razionale”, “bipede”, “mammifero”, “maschio” etc.). Posso
ancora dire che qualcosa è vero e nonostante tutto non crederlo. Nel caso del mio mal di testa, è vero che qualsiasi
altro farmaco che sfrutta lo stesso principio attivo dell’Aulin funzionerà altrettanto bene. Il problema è che non lo credo. Per il mio mal di testa,
l’unica cosa che funziona è l’Aulin.
Questo
fatto spiega in larga parte come mai le alternative sintetiche ed erboristiche
alla bile d’orso, pur dimostrando la medesima efficacia, non vengano percepite
nella stessa maniera. Qualcosa di sintetico o erboristico non sembra in grado
di evocare quell’idea di vis di cui
l’orso si fa rappresentazione nella
mente degli uomini.
È
chiaro che la macchina delle credenze, una volta messa in moto, diventa impossibile
da controllare. Dietro le fattorie della bile si nasconde un’industria
economica di difficile riconversione, condizioni sociali e politiche che
tendono a salvaguardare lo statu quo,
priorità di crescita e sviluppo totalmente ignare degli aspetti critici e
problematici dello sfruttamento delle
risorse disponibili. Una risorsa che non è sostenibile non è una
risorsa. Si tratta di uno stock di
approvvigionamento con una durata massima di qualche generazione. Fra gli ostacoli che la Cina
deve fronteggiare, ricordiamo la difficoltà di effettuare un controllo
capillare del territorio; l’impossibilità di gestire le comunità cinesi
presenti in altri paesi; il problema di un miliardo e trecento milioni di
persone che assumono medicinali; il controllo sui farmaci assunti da 900
milioni di contadini.
La bile d’orso contiene un
principio attivo noto come acido
ursodesossicolico (UDCA), utile nel trattamento di disturbi quali febbre, problemi di fegato e piaghe agli occhi. L’ultima ricerca
effettuata in America nel
Esiste
un’importante ricerca del professor Frank A. von Hippel, dell’Università di
Anchorage in Alaska, che dimostra un deciso calo nel consumo di
afrodisiaci ricavati da organi di animali in via di estinzione, come diretta
conseguenza dell’affermazione del Viagra
nella cura delle patologie legate alla disfunzione erettile.[3]
Lo sviluppo delle
biotecnologie rappresenta un deciso salto qualitativo nelle applicazioni della
scienza medica, per quanto sia attualmente impossibile determinare se
l’ingegneria genetica e molecolare sia in grado di creare i presupposti per uno
sfruttamento equo della diversità biologica. In questo
momento, per esempio, è possibile produrre su scala industriale insulina di
eccellente qualità, invece che trarla dal pancreas degli animali. La produzione di insulina è
ormai un caso storico: con la stessa tecnica vengono prodotti oggi decine di
farmaci, antibiotici e vaccini.
Filosofie
della Medicina Tradizionale Cinese
Questa concezione, che oggi viene
detta olistica, considera tutte le
parti, anche quelle secondarie, come facenti parte e in stretta relazione col
tutto. In questa visione, anche un problema limitato in una zona ben precisa
del corpo va considerato come la manifestazione di qualcosa che turba l'uomo
intero, ovvero le sue componenti psicofisiche e le sue relazioni con le
persone, l'ambiente e il clima.
Mentre
Gran parte dei fondamenti
epistemologici della Medicina Tradizionale Cinese provengono dal Taoismo, il
quale sembra avere molte affinità con l’idea di Physis sostenuta in Occidente principalmente da Eraclito di Efeso.[5]
È tuttavia piuttosto
difficile cercare di stabilire marcate corrispondenze o significative
correlazioni fra sistemi culturali che presuppongono giochi linguistici così radicalmente diversi. Per noi occidentali,
l’idea di porsi in sintonia con l’immanenza si trasforma immediatamente in un non sense. Quasi tutta la filosofia
occidentale può essere letta alla luce del principio di non contraddizione, per cui è
impossibile che un medesimo attributo appartenga e non appartenga nello stesso
tempo e sotto il medesimo riguardo ad una stessa cosa. Il principio di non contraddizione è insieme un
principio logico, linguistico, conoscitivo ed ontologico. La deriva parmenidea della filosofia
occidentale ha escluso ogni riferimento al Non
Essere, pur nell’immane sforzo di salvaguardare il Divenire. Quei pochi che si sono opposti non sono stati compresi,
oppure sono finiti nel dimenticatoio non appena morti. Eraclito venne
soprannominato dai suoi contemporanei l’oscuro. Theodor Haering scriveva che “è
un segreto di pulcinella che nessun interprete di Hegel sia in grado di
spiegare, parola per parola,
Sofferenza animale e Medicina Tradizionale Cinese
Le colpe di un così
selvaggio sfruttamento delle risorse animali, ormai prossime all’estinzione,
sembra ricadano completamente sulla Medicina Tradizionale Cinese. Si dice
sempre più frequentemente che gli animali sono al servizio della medicina
orientale, la quale non si pone il problema della sofferenza delle altre specie
viventi.
Tutto ciò è palesemente
falso.
Da quanto precedentemente
esposto dovrebbe risultare evidente che
Conclusioni
Non sembra per nulla
incredibile che in questo secolo di successi scientifici, si senta la necessità
di ripensare storicamente la visione generale del rapporto malattia-sofferenza
per la specie umana e animale.
La giustificazione della sofferenza e del male nel mondo è sempre stato un tema
caro alle metafisiche di ogni cultura. C’è un punto in cui tutti i nostri
discorsi s’inceppano e le determinazioni di senso si arenano. Quanta sofferenza
siamo in grado di accettare? Quanta ne presupponiamo nella ricerca dei nostri
fini? Una volta appurato che gli animali condividono con noi la capacità di
provare dolore, fin dove è lecito e moralmente giustificabile usarli,
sfruttarli, torturarli?
Esiste in verità un famoso
argomento, noto come paradosso del Sorite,
che immancabilmente ricorre quando non siamo in grado di stabilire confini
netti nell’attribuzione di senso a concetti contraddistinti da opacità
referenziale. Abbiamo esperienza del nostro dolore e di una vasta gamma di
modi nei quali ci è dato averne coscienza. Non percepiamo mai la sofferenza
nello stesso modo e si tende sovente a ricercare una scala d’intensità che
possa rendere ragione di alcune sfumature. Posso togliere da un mucchio (sorite
in greco) un granello, ed ancora avrei un mucchio. Posso toglierne due, ma la
sostanza di nuovo non cambierebbe. Quanti granelli di sabbia dovrei togliere
dal mucchio perché il mucchio non esista più?
Allo stesso modo, quante cellule
sono necessarie perché si possa parlare di embrione? E quando l’embrione è persona e quindi meritevole di tutela
etica e giuridica? Quando la sofferenza diventa incompatibile con la dignità
della persona nella sua volontà di autodeterminazione?
Probabilmente,
all’interno del principio di non contraddizione, non è possibile stabilire una
linea di demarcazione che consenta di cogliere le diverse sfumature dei
concetti morali coinvolti nei nostri giudizi su ciò che è giusto o sbagliato. In
pratica, però, sappiamo bene che la tortura non è semplice sofferenza. C’è un
punto in cui qualcosa che in principio avvertiamo come accettabile, diventa
orribile e moralmente riprovevole.
Immaginate di essere degli orsi, per vent’anni in una gabbia che appena
vi contiene, in uno spazio temporale lungo quanto la vostra stessa esistenza.
Per tutta la vita seviziati e torturati. Torturati e seviziati. Per tutta la
vita.
Il
caso degli Orsi della Luna[6] pone
in tutta la sua drammaticità il problema dell’uso spregiudicato degli animali,
concepiti come oggetti senza alcuna intenzionalità.
Abbiamo abolito la tortura,
l'abbiamo ripudiata in tutti i modi dai nostri Codici, anche da quello militare,
ma l'accettiamo, se non nell'indifferenza, nella paura dei nostri sistemi di
riferimento. Non curarsi della sofferenza in esseri capaci di averne percezione,
significa implicitamente giustificare la tortura.
Per esistere, gli animali hanno bisogno di interagire
a più livelli e secondo un orizzonte teleologico.
Gli animali, come gli uomini, agiscono per fini. Interazione significa scambio,
attraverso un sistema di categorie con cui l’animale sente l’ambiente
circostante e in esso si realizza, sia a livello mentale che fisico. Creare le
condizioni perché gli animali e non solo gli uomini possano realizzare
pienamente se stessi, dovrebbe rappresentare il supremo compito dell’etica. Se
non ci sono limiti alla nostra libertà, non c’è neppure reale autonomia.
La verità è che il punto di vista antropocentrico
è piuttosto volgare. Il valore che siamo
in grado di attribuire alle cose dipende sempre dalla distanza da cui le
osserviamo. Ogni
animale vive nel centro del suo universo con le stesse paure, lo stesso
attaccamento alla vita, lo stesso spirito di autodeterminazione proprio di ogni essere umano.
Gli animali sono portatori
di prospettive sul mondo del tutto nuove per l’uomo e, proprio per questo,
utili da acquisire per allargare lo spazio di realizzazione e sviluppo della
condizione umana.
* Animals Asia Foundation, Tel. +39 010 2541998, Fax +39 010 2545137, P.za San
Marcellino 6/5 16124 – Genova, email: apalla@animalsasia.it
[1] Gli ingredienti animali nei farmaci, Valter Fiore, 12 aprile 2008- http://www.novivisezione.org/info/ingredienti_animali_farmaci.htm
[2] Gli ingredienti animali nei farmaci, Valter Fiore, 12 aprile 2008- http://www.novivisezione.org/info/ingredienti_animali_farmaci.htm
[3] Cfr. Il Viagra salva le specie a rischio, Fonte Ansa, 26 ottobre 2006
http://www.minerva.unito.it/chimica&industria/Dizionario/Supplementi01/Viagra/Viagra13.htm
[4] Differenze in chiave storica in MTC, Stanislao Carlo, La Mandorla ,1997.
[5] Cfr. Il Tao
della filosofia. Corrispondenze tra pensieri d'oriente e d'occidente, Giangiorgio
Pasqualotto, Parma, Nuova Pratiche Editrice, 1989, pp. 19-47.
[6]Da oltre 15 anni una eccezionale
donna inglese di nome Jill Robinson, si occupa del salvataggio degli Orsi della
Luna con incredibili risultati. Con la sua Associazione, Animals Asia Foundation, è riuscita a
strappare decisivi accordi con il Governo cinese, che prevedono la liberazione
di 500 orsi e la progressiva chiusura delle fattorie della bile. Animals Asia
ha costruito due grandi Santuari per il recupero e la cura degli Orsi in Cina e
Vietnam e ha liberato finora oltre 280 orsi. Per maggiori informazioni e
sostenere le sue battaglie concretamente, visita il sito www.animalsasia.org